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martedì 17 giugno 2008

In questo post non c'è nulla di costruttivo


Pugno di ferro contro gli accattoni, poveri cristi che non hanno nulla - e nessun santo in paradiso, e tutte le tutele che l'astuzia legale e giuridica può inventare per il signor Silvio Berlusconi, l'uomo dai mille processi. Ah, già: è perché le toghe rosse lo perseguitano...

E' un film già visto, ma è sconfortante pensare che ci sia tanta gente, tanti adulti che possono staccare il cervello e crederci. E peraltro senza prendersi il disturbo di andarseli a studiare, questi casi di "persecuzione politica".

Perché sennò sarebbe bastato un articolo dettagliato e obiettivo come quello di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera - noto foglio di propaganda della sinistra radicale e forcaiola - sul processo All Iberian per far passare la voglia, già da allora ed una volta per tutte, di votare per Silvio Berlusconi, allegro falsificatore di bilanci (e iscritto alla P2, non ce lo dimentichiamo, questo).

Ma già, nel mondo surreale dove ormai metà dell'Italia lascia la testa in deposito perenne, funziona così: il falso in bilancio non è più reato, quindi Berlusconi non ha commesso reati. E chi ha deciso che il falso in bilancio non fosse più reato? Ma Berlusconi, no?

Ma è una causa persa, lo so: nelle rabbiose testoline dei nostri compatrioti chi falsifica i bilanci, manda capitali all'estero, corrompe magistrati, viola normative sulle televisioni etc etc è un furbo, uno che ci sa fare.

Soprattutto se dopo va al governo e si fabbrica una manciata di leggi che lo proteggono. Poveretti: come questa furbizia danneggi loro, i loro figli, i loro diritti è al di là della loro comprensione.

Invece chi chiede la carità per strada, soprattutto se puzza, se è abbrutito dagli stenti e dall'abbandono e non si comporta in modo gentile, è in tutta evidenza un pericoloso delinquente, un nemico molto più semplice da individuare e punire, una minaccia molto più vicina e comprensibile per il loro benessere lamentoso.

Benessere, perché parliamo spesso di gente con la casa al mare, due macchine, cellulare pure per il cane e che adesso si sente gratificata per non dover pagare l'ICI, che le costava meno di un giro di shopping della figlia adolescente.
E lamentoso, perché ne ho le tasche piene dei "non se ne può più", "è una vergogna", del "che tempi" che questi paladini di "Ordine e disciplina" hanno sempre in bocca. Perché il bello è che si percepiscono come dei poversi vessati, degli infelici, delle vittime, indifesi e spaventati, minacciati da temibili scippatori-extracomunitari-violentatori-di-donne-e-rapitori-di- bambini. Potere del distacco dalla realtà. Sono quelli che non sia mai le dichiarazioni dei redditi sul web, perché "la privacy dove la mettiamo?" Ma che va più che bene, sul web, pubblicare permessi sindacali e giorni di malattia dei dipendenti pubblici perché "è ora di finirla con questi fannulloni". Quelli che invoca la forca se un immigrato violenta una ragazza, e che - se la stessa ragazza è violentata dall'ex fidanzato, dal padre, da un compagno di scuola - si lascia andare ad una malinconica riflessione pseudo-sociologica sui tempi che corrono e la caduta dei valori.

Sono proprio loro, quelli che se si parla di politica di dicono con aria tra l'indignato e il disincantato che "i politici sono tutti uguali" e poi votano per quelli più uguali di tutti.

A qualcuno, in qualche momento della nostra storia recente è riuscito un colpo da maestro: trasformare definitivamente il livore verso chi è più ricco, più potente, più di successo, perché ci sbatte in faccia ciò che non abbiamo e che vorremmo - tradizionale appannaggio di quella maggioritaria corrente di pensiero che un tempo si chiamava dell'Uomo Qualunque -, trasformare quel livore nella speculare rabbia verso chi è più povero, più debole, più ai margini, perché ci ricorda ciò che abbiamo e vogliamo tenerci stretto (ma senza sentirci in colpa). Per questo è illegale chi emigra clandestinamente: tutti nei CPT! Non è illegale chi evade le tasse per milioni di euro: nessuno invoca un CPT per Valentino Rossi?

Continuo? Nascono come funghi comitati contro il degrado dei studenti seduti la sera per terra in piazza (Bologna docet) ma nemmeno uno contro la vergogna degli affitti in nero.

Un po' è anche che lo Stato non c'è più, non nella testa di quelli che non si sentono derubati di quei milioni di euro, perché non capiscono che sono loro le vittime di quel furto, che quei soldi pagano le strade, i lampioni, le scuole, gli ospedali.

Su Mente Critica c'è un accorato Appello agli Elettori ed ai Siti di Destra Italiani.
Bel tentativo, ma inutile: leggete i commenti degli elettori di destra, frasi come "perché nessuno ha capito che non si può più tollerare l’appiattimento individuale". QUALE appiattimento individuale, se la forbice dei redditi - e delle opportunità e dei diritti - si allarga ogni anno di più?
o "chi merita deve avere; chi lavora deve avere; chi è onesto deve avere; agli altri dovrebbe essere garantito solo il minimo sufficiente ad una dignitosa esistenza; dignitosa = cibo, bevande, alloggio salubre e assistenza medica nulla di più". La prima immagine che mi evoca questa affermazione è effettivamente quella di un'Italia dove chi è dis-onesto NON deve avere... vale il falso in bilancio come disonestà?
Ma poi arriccio il naso per il deciso sentore 'polpottista' (e i campi di rieducazione no?) e mi inquieta definitivamente l'ossessiva insistenza sul verbo avere, che farebbe la gioia del vecchio caro Eric Fromm e che mostra gli effetti ultimi di una (in)cultura che dell'essere se ne frega, anzi ne fa sempre più gioiosamente a meno: cos'è in fondo l'essere? Nient'altro che un scomodo inciampo tra le parole apparire e avere.

...Lo so che ho scritto una inutile invettiva, acida e autoreferenziale. Ma penso che mi abbia fatto bene all'umore... mi sento più leggera :-)

Visto che noi estremisti di sinistra, comunisti e fannulloni abbiamo perso su tutti i fronti, politica e cultura, e che questa fase storica, che pare di vivere in un libro di Benni, tipo Baol, si avvia ad essere lunga, perché non concedersi una bella invettiva 'pura', cioè totalmente inutile? Sempre meglio che fare l'opposizione ombra, no?

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sabato 17 maggio 2008

vocabolari

«Nel vocabolario del ministro dell'Interno non esiste la parola sanatoria», ha detto Roberto Maroni.

Potrebbe farsi prestare il vocabolario dal suo collega Tremonti, lì la parola sanatoria c'è di sicuro.



mercoledì 14 maggio 2008

Tempo di dichiarazione dei redditi: tu a chi dài il tuo 8 per mille?

Cos’è l’8 per mille?
La prendo un po’ da lontano e parto dal Concordato del ’29: allora lo Stato italiano si impegnò a pagare lo stipendio al clero (cattolico), con la cosiddetta congrua.
Perché poi uno Stato laico debba finanziare le pratiche di culto e l’organizzazione di una confessione religiosa… Va da sé che dovrebbero essere i cattolici a finanziare la loro Chiesa, almeno a me pare così.

Comunque nel 1985 finalmente la congrua fu eliminata, ma il finanziamento uscì dalla porta e rientrò dalla finestra: fu inventato l’8 per mille, OPM per gli amici ;->

Inizialmente prevedeva la possibilità per i contribuenti di scegliere se destinare l’OPM delle proprie tasse alla Chiesa cattolica o allo Stato. Furono poi aggiunte all’elenco dei possibili beneficiari altre confessioni. Trasparente, no? No.

Perché in realtà funziona in modo strano: l’ammontare dell’8 per mille dei contribuenti che non esprimono nessuna opzione viene ripartito proporzionalmente alle quote destinate. Cioè se l’80% di quelli che hanno espresso una scelta ha scelto la Chiesa Cattolica, andrà alla Chiesa Cattolica anche l’80% dell’8 per mille di tutti quelli che non hanno espresso nessuna scelta. Peccato che molti pensano che non esprimendo preferenze il loro OPM vada allo Stato...

Nel 2004 per esempio solo il 40% dei contribuenti ha espresso una scelta. Di questi circa il 90% ha scelto la Chiesa cattolica: 36 contribuenti su 100, quindi. Ma al Vaticano va il 90% del totale, cioè anche il 90% dell’8 per mille delle MIE tasse. Per dirla con Cinzia Sciuto su Micromega:

"Immaginiamo che alla prossima dichiarazione dei redditi un solo contribuente esprima la sua preferenza e la dia alla Chiesa cattolica: in questo caso, poiché il 100 per cento delle scelte espresse ha indicato la Chiesa cattolica come destinatario, tutto l’otto per mille di tutti i contribuenti andrà alla Chiesa cattolica"
In pratica se non scegli c’è chi sceglie per te. Bel meccanismo democratico, eh?

La parte del leone: la Chiesa cattolica
E non parliamo di brustulini, come dicono qui a Bologna: nel 2007 la Chiesa Cattolica ha ricevuto 987 milioni di euro.

Quasi un miliardo delle nostre tasse che finanzia la CEI. E se mi dite che verranno spesi per fare “opere di bene”, quindi in favore della collettività, vi rispondo che - alla faccia degli spot che si vedono in questi giorni - la Chiesa cattolica nel 2007 ha utilizzato il 20% dell’8 per mille per “opere caritatevoli”, il resto va "per esigenze di culto della popolazione” e “sostentamento del clero”.

Ed ecco che la congrua rientra, con un elegante volteggio, dalla finestra. Alè.

E a proposito della campagna pubblicitaria: non è esattamente una robetta economica e fatta in casa: quella per il 2005 è costata 9 milioni di euro, come spiega questo articolo di Curzio Maltese su Repubblica. Peccato che a guardarla pare che con l’OPM alla Chiesa cattolica si finanziano solo opere di bene.

Ma COME li spende esattamente la Chiesa questi soldi pubblici? Ho provato a curiosare un po’ sul sito della CEI dedicato all’OPM e ci ho trovato qualche esempio interessante, nel 2007 sono andati:
  • ai tribunali ecclesiastici regionali: 9 milioni di euro
  • al fondo catechesi ed educazione cristiana: 40 milioni di euro
  • al sostentamento dei sacerdoti: 354 milioni di euro
Prendiamo i tribunali ecclesiastici regionali. Per chi non lo sapesse si tratta della Sacra Rota, quella che dichiara la nullità di un matrimonio dal punto di vista della Chiesa, come non fosse mai avvenuto, così ti puoi risposare. Vi ricordate Casini?

Se volete sapere a che istituzione sono fini questi 9 milioni (delle nostre tasse), sulla Stampa, che non è certo un giornale di agitatori mangiapreti, c’è un articolo dall’esplicativo titolo Grandi affari alla Sacra Rota.

Certo che, come al solito, quando si tratta di rapporti con la Chiesa l’Italia fa proprio storia a sé e lo spiega bene il bel servizio di Report Vita, morte e miracoli un confronto tra Italia e Stati Uniti che dedica molta attenzione alle diverse forme di finanziamento delle rispettive Chiese.

Ah, quasi mi dimenticavo, la ciliegia sulla torta: ve lo ricordate il Family Day? Allora leggete qui:
“un preventivo di spesa di oltre 1 milione di euro […] Ma il soccorso arriva dall’8 per mille. Fin dalla nascita, nel 1992, il Forum delle famiglie è sostenuto dalla Cei attraverso due canali. Il primo è la voce “opere di culto e pastorale di rilievo nazionale” nella ripartizione dei fondi dell’8 per mille. Un capitolo di spesa che dal 1992 al 2005 è cresciuto da 9 a 49 milioni di euro, per scendere a 36,5 milioni di euro nel 2006. Beneficiano di tali somme, oltre al Forum delle famiglie, tutte le principali associazioni cattoliche promotrici del Family day. Secondo canale di finanziamento del Forum delle famiglie da parte della Cei: i fondi gestiti dal servizio per il progetto culturale, anch’essi provenienti dall’8 per mille, destinati a iniziative e convegni di rilievo nazionale. Nel complesso è difficile quantificare quanto il Forum delle famiglie annualmente riceva dai fondi dell’8 per mille: il sistema di finanziamento è molto articolato. Ma si può stimare in una cifra che va da 300 a 500 mila euro. Ecco come la “provvidenza” farà quadrare i conti del Family day”
(da Panorama: Family Day: chi paga? La CEI con l’8 per mille)

Allora, capiamoci: ognuno è libero di pensare ciò che gli pare e manifestare per ilsuo pensiero, ma IO non condivido neppure una virgola del Family Day. Qualcuno mi spiega perché devo contribuire alle spese? Se permettete, un po’ mi arrabbio.

E la quota dello Stato?
Poi mi arrabbio ancora di più quando leggo che dei fondi 2004 il 44,64% delle quote destinate allo Stato vengono utilizzate per “conservazione beni culturali legati al culto cattolico” (fonte wikipedia). Alla faccia di tutti quelli che optano per lo Stato come scelta di laicismo!

E sarebbe niente: da sempre lo Stato considera il vincolo di destinazione dell’OPM con grande disinvoltura, nel ’99 ci ha finanziato addirittura la missione in Kossovo. Da qualche anno una bella fetta (80 milioni di euro annui) dell’OPM destinato allo Stato viene stabilmente sottratto all’utilizzo previsto (calamità naturali, fame nel mondo, rifugiati etc) e riportato nel calderone. E usati come? L’unica cosa che pare certa è che in parte siano stati utilizzati per finanziare le missioni militari italiane all’estero, in particolare Iraq e Afghanistan. Un bello schiaffo a noi contribuenti pacifisti, no?

Perché poi non alla ricerca?
Già, perché poi tra gli scopi a cui devolvere l’8 per mille non c’è la ricerca?

Molti laici (e anche tanti credenti) lo farebbero volentieri, se ne avessero la possibilità. Perché la ricerca aiuta tutti, i fondi non sono mai abbastanza e gli obiettivi giustamente ambiziosi, e la “fuga dei cervelli” dipende anche dalla scarsita di risorse.

C’è chi se lo domanda e c’è anche una proposta di legge.

Perché il mio 8 per mille va alla Chiesa Valdese
Voi naturalmente fate quello che vi sentite, ma io il mio 8 per mille lo do da sempre alla Chiesa Valdese.
E quest’anno mi sento proprio in buona compagnia:
"Di fronte all’offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benché non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l’otto per mille alla Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa."
Questo è il testo dell’appello promosso da Micromega, e tra i primi firmatari ci sono: Umberto Eco, la mia adorata Margherita Hack, Andrea Camilleri (e secondo me lo firmerebbe pure Montalbano!), Dario Fo – che in queste battaglie è sempre in prima fila -, Michele Santoro, Oliviero Toscani, Lella Costa, Vasco Rossi e Simone Cristicchi, Giorgio Bocca, registi come Ferzan Ozpetek, Bernardo Bertolucci e Mario Monicelli, Paolo Flores d’Arcais...

E mi pare particolarmente importante la presenza di autorevoli firme cattoliche, che aggiungono una “postilla”:
“L'appello promosso da MicroMega è stato sottoscritto anche da personalità del mondo cattolico con questa nota aggiuntiva: "Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale un fedeltà la più coerente possibile al Vangelo e quindi critici e scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell’8 per mille IRPEF."

Seguono diverse firme tra cui quelle di don Enzo Mazzi, animatore di una esperienza di cattolicesimo di base e sociale come la Comunità dell’Isolotto, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, un altro prete “scomodo” per le gerarchie ma amatissimo dalla sua comunità.
Nell’appello ci sono i motivi principali per cui anch’io scelgo la Chiesa Valdese, ma qualcosa la vorrei aggiungere.

La Chiesa valdese ogni anno pubblica un bilancio dettagliato su come utilizza i fondi che riceve dall’8 per mille. E li usa tutti ed esclusivamente per scopi sociali e assistenziali: non un euro va a finire al culto, ai religiosi o alle attività confessionali.

Mi piace come pensa ed agisce la Chiesa valdese sui temi “caldi” del presente: sulla laicità dello Stato, per esempio, sulla scuola pubblica, o su procreazione assistita, interruzione di gravidanza, ricerca scientifica. Per chi avesse voglia di approfondire, il Sinodo valdese ha espresso concetti molto saggi e insieme molto “umani” in questo documento, che ho trovato per caso e letto con interesse: I problemi etici posti dalla scienza.
Difendono la laicità dello Stato, dimostrando che essere credenti non vuol dire non riconoscere le basi di uno stato laico e i diritti civili: i valdesi sono a favore dei Dico!
“Il compito delle chiese non è quello di dettare legge sulle questioni che regolano la vita sociale e per le quali occorre rispettare la laicità dello Stato che invece è di tutti”
è l’incipit di un articolo sui Dico pubblicato sul loro sito e scritto da un teologo.

E voglio aggiungere un’ultima cosa, a cui tengo molto, soprattutto dopo l’odioso omicidio di Verona (gesto fascista, non bravata di teppisti): a settembre dell’anno scorso i militanti di Forza Nuova hanno manifestato contro la comunità valdese, per il sostegno da essa espresso alla legge 194.

Questi signori, che nel nostro paese normale si presentano tranquillamente alle elezioni (alla faccia del reato di apologia del fascismo), hanno come al solito manifestato la loro visione della vita e del mondo lasciando in giro scritte come “valdesi al rogo” (qui la foto)
La parte più oscura e oscurantista del paese vede nella Tavola Valdese un nemico. Quest’anno più che mai dare a loro l’8 per mille è giusto: è anche un modo per esprimere solidarietà.

Pensaci, prima di non scegliere. Soprattutto se sei una donna e pensi che la legge 194 sia una conquista di civiltà e di salute, o se convivi e ti stai ancora mangiando le mani per i PACS, o se hai problemi di fertilità e dopo il referendum sulla procreazione assistita l’unica chance che hai è andare all’estero, se hai i soldi per farlo… Come scrive Chartitalia
“tali soldi scippati dalle tasche degli italiani vengono quindi usati anche per gestire la meticolosa invadenza della Chiesa nelle cose politiche italiane, con i vari Ruini a dirci quello che tutti (cattolici e non cattolici, praticanti e non praticanti, credenti e non credenti) devono fare, e pensare, su procreazione assistita, interruzione della gravidanza, PACS.
E sinanche su chi e cosa votare, come dimostrato dal vergognoso appoggio dato da Radio Maria alle recenti e passate elezioni politiche.
Già. Per promuovere forze politiche i cui esponenti risultano divorziati, conviventi more uxorio, fedifraghi, guerrafondai, mafiosi accertati, truffatori, corruttori e corrotti. Amen.”
Come dirlo meglio?




NB:
  • A chi volesse approfondire, segnalo un ampio dossier, da cui hanno pescato molti degli articoli che ho letto e linkato, l'ha scritto Annapaola Laldi e lo trovate sul sito dell'ADUC.
  • Il testo della legge lo trovate qui sul sito dell'U.A.A.R. Unione Atei e Agnostici Razionalisti, che hanno anche una sezione molto informata sull'argomento



mercoledì 7 maggio 2008

Chi ha paura di Vincenzo Visco?

Beh, questa volta ho deciso di provare a fare qualcosa: sono stanca di masticare amaro, scuotere il capo davanti alla tivvù, o limitarmi all'ennesimo sfogo tra amici.

La realtà che i giornali e la televisione mi mostrano non è quella che vedo con i miei occhi tutti i giorni, le pontificazioni di opinionisti e sondaggisti mi hanno francamente un po' stufato; ma soprattutto ho deciso che se le mie opinioni, la mia indignazione, il mio modo di vedere la vita è "fuori moda" - che poi è tutto da dimostrare! - non per questo me ne sto zitta e buona.

E allora comincio dall'ultima storia che non mi va giù: NON SONO D'ACCORDO con il coro che condanna la pubblicazione dei dati fiscali del 2005 sul web. Non condivido l'iniziativa del Codacons, non mi sento violata nella mia privacy di contribuente. Non ho nessun problema a vedere i miei redditi sul web, trovo che la trasparenza del fisco sia un ottimo deterrente all'evasione, credo che tutto il polverone di questi giorni e il gran parlare di invidia sociale faccia comodo solo ha chi ha i suoi buoni motivi per temere la trasparenza e l'informazione.

Ma giornali e tv mi fanno sapere che faccio parte di una infima minoranza, che gli italiani sono tutti indignati da questa gravissima violazione della privacy... e ho deciso di vedere se c'è qualcun altro che la pensa come me.

Di seguito c'è il testo della lettera aperta che ho scritto, spendi qualche minuto del tuo tempo per leggerla, per favore. E se la condividi sottoscrivila a questo indirizzo:
http://firmiamo.it/chihapaura

grazie del tuo tempo :-)




CHI HA PAURA DI VINCENZO VISCO?
Noi no.

Leggiamo con sconcerto e amarezza di denunce, esposti e richieste di risarcimento danni nei confronti del Vice Ministro Visco e del direttore generale dell'Agenzia delle Entrate, dott. Romano per la pubblicazione su internet dei dati sui redditi 2005. Il risarcimento richiesto ammonterebbe a ben 20 miliardi di euro, che dovrebbero essere destinati a tutti i contribuenti italiani nella misura di 520 euro ciascuno.

Vogliamo dire con forza che queste iniziative ci sembrano incomprensibili – e soprattutto non condivisibili – sotto molti aspetti.

Intanto, chiedere allo Stato un esborso enorme, delle dimensioni di una manovra finanziaria (e neppure delle più leggere) e in un momento già così difficile per il paese, ci pare davvero dissennato e contrario agli interessi dei cittadini di questa già disastrata Repubblica. Ci chiediamo semplicemente: se andasse in porto una tale richiesta quante strade non si riparerebbero, quanti risarcimenti alle vittime del lavoro, di mafia, delle stragi non verrebbero erogati, quanti posti letto in ospedale non si creerebbero, quante nuove scuole materne non si costruirebbero? E potremmo continuare a lungo.

Leggiamo che i 20 miliardi di risarcimento andrebbero redistribuiti tra tutti i contribuenti: ma è possibile che qualcuno faccia finta di non sapere che, considerate le statistiche sull’evasione fiscale, tristemente note a tutti noi, una bella fetta di questo denaro pubblico andrebbe graziosamente a finire nelle tasche di tanti evasori fiscali? E siamo davvero al paradosso: come contribuenti piuttosto che sentirci "risarciti" ci sentiamo due volte beffati.

Sondaggi ed opinionisti ci dicono che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria a questa pubblicazione. Sarà, ma siamo un po' stanche/i di sentirci raccontare la realtà dai sondaggi, preferiamo guardarci attorno e parlare con le persone e quello che ascoltiamo - nel nostro piccolo - è un paese pieno di gente indignata perché una misura così semplice ed ovvia di trasparenza, in uso già in tanti altri paesi, trova tanta opposizione. Forse saremo pochi a pensarla così, chissà, però anche se non siamo opinionisti e non ci invitano nei salotti tv, non vogliamo rinunciare a far sentire la nostra voce.

In questi giorni giornali e TV si dànno un gran da fare a condannare l’invidia sociale. Noi non soffriamo di invidia sociale, ma neppure la temiamo: non ci preoccupa che i nostri redditi, alti o bassi che siano, vengano conosciuti, non abbiamo nulla da nascondere, paghiamo le tasse e ne siamo orgogliosi (anche se molti lo considerano da fessi) e il nostro reddito è il prodotto del nostro lavoro (e anche questo forse ormai non è trend).

Ma in un paese in cui la forbice sociale si allarga sempre di più, in cui la vita e il reddito sono sempre più precari, mentre sempre più persone scivolano nell’indigenza, ci indigna che l'argomento del giorno sia l’invidia sociale e non piuttosto l’egoismo sociale di chi per il profitto specula sugli aumenti dei beni di consumo primario, risparmia sulla sicurezza del lavoro, evade le tasse.

Siamo convinti che la vera vergogna non sia l’invidia sociale ma la tolleranza sociale per l’elusione e l’evasione fiscale, che altro non sono che il rifiuto di contribuire secondo le proprie possibilità al benessere di tutti e al progresso del paese.

Sentiamo con sconcerto parlare di guardoni fiscali e voyeurismo fiscale, con una metafora che ci fa riflettere, come se il denaro che si possiede fosse una cosa intima e personale come il corpo, il sesso, i sentimenti: purtroppo non ci pare che il privato, i corpi, le emozioni e la vita delle persone vengano difese con altrettanto vistoso entusiasmo quando se ne vìola la privacy: che messaggio viene da tutto ciò? Davvero oggi è il denaro il più sacro e profondo elemento costitutivo dell’identità, il più intimo, quello da difendere più fieramente?

O forse più terra-terra dobbiamo pensare che si ha davvero paura di scoprire troppi altarini? Che questi dati diano adito a valutazioni e riflessioni sulla distribuzione del peso fiscale che fanno paura a troppi? Che lavoratori dipendenti e pensionati, ma anche i tantissimi autonomi, commercianti, imprenditori che fanno il proprio dovere avendo un quadro così chiaro della situazione decidano di far sentire con più forza la propria voce (e magari pretendere qualche fattura in più?).

Non mettiamo in discussione la buona fede dei singoli e delle associazioni dei consumatori, l'obbligo dei magistrati di fare il proprio dovere, crediamo però che sia in atto una energica campagna di demonizzazione di una misura che ha la sola colpa di voler dare un forte segnale di trasparenza e che presenta il solo rischio di dare il via ad un meccanismo di controllo democratico e collettivo sulla piaga dell'evasione fiscale.

Ci convincono le argomentazioni che l'Agenzia delle Entrate ed il Vice Ministro Visco adducono: crediamo nella preminenza in questo ambito di un principio di trasparenza, sappiamo dell'esistenza di un obbligo di pubblicazione e non vediamo questa gran differenza tra la carta stampata e Internet: forse che i lettori di un giornale sono più identificabili dei navigatori o che i contenuti dei giornali non siano già reperibili nel web? L'utilizzo del web è stato in questi anni sostenuto e prescritto per trasparenza, partecipazione e diritto di accesso della Pubblica Amministrazione.

Abbiamo quindi fiducia che il procedimento in corso riconosca le ragioni dell'Agenzia delle Entrate, e con esse quelle di tutti coloro che le tasse le pagano.

Infine, e cosa più importante, crediamo che la battaglia più difficile, ma anche fondamentale per l’Italia sia quella per un fisco equo, per la solidarietà sociale che viene dalla redistribuzione delle risorse fiscali, dalla possibilità di ridurre finalmente le aliquote e il prelievo sul reddito, cosa che solo la sconfitta dell’evasione fiscale può permettere.

Questa battaglia ha purtroppo visto in questi anni tante, troppe sconfitte; e l’impotenza e la frustrazione degli onesti e dello Stato e dei suoi funzionari.

Per questo, in un paese in cui si depenalizzano i reati finanziari (che sempre danneggiano la collettività), i condoni non si contano, l’evasione si "concilia" con lo sconto, noti evasori vengono ospitati con tutti gli onori nel servizio pubblico televisivo e sulla stampa, noi chiediamo alle “nostre” associazioni, che tante volte ci hanno rappresentato e difeso di non spendersi in battaglie di retroguardia che, anche se condotte con la massima convinzione e buona fede, rischiano di confonderle con la difesa di ben altri interessi, ma di combattere su questo fronte e se risarcimento dev’essere di chiederlo a chi evade ed ha evaso, a chi ha condonato, per l’incalcolabile danno che ha fatto a tutti noi: per questo chiediamo almeno che dai 20 miliardi vengano sottratti i nostri 520 euro: non li vogliamo.