venerdì 4 luglio 2008

una bambina


una bambina è chiusa nei bagni della scuola.

E' nuda, chiusa in quello spazio ristretto e trasandato, con un rubinetto che gocciola e le solite scritte sui muri (di quella volgarità spinta ma in fondo ingenua, da scuola media).

Cerca una inquadratura in cui non si vedano il lavabo né le porte dei cessi, non si intuisca l'intonaco scrostato alle sue spalle né il pavimento umido a piastrellone ai suoi piedi.

Opta per una inquadratura ravvicinata della sua pelle nuda, del suo giovane seno; si domanda se è abbastanza spinta, eccitante: cambia un po' la posa e punta, con la scioltezza dell'abitudine ,il suo cellulare di ultima generazione, con l'immancabile ciondolino di Hello Kitty, che potrebbe sembrare una cosa tenera, da bimba appunto, ma è solo una cosa very trend. Via, e parte il primo mms. E questi sono 10 eurini.

Tra me e me la chiamo Carmen ma non conosco il suo nome. Carmen ha dodici anni, ma se la chiami bambina si arrabbia di sicuro, come quando sua madre le sceglie una maglietta rosa con le ruches e il disegno di un coniglietto che sorride e lei le urla "che schifo, te lo scordi che metto una roba come questa: è kitchissima!".

Carmen, lei si considera una ragazza, se non una donna. E' già sicura del suo potere, per la precisione del suo potere d'acquisto: i suoi scatti erotici stanno spopolando tra la popolazione scolastica maschile e le procurano un po' di moneta, per l'indispensabile shopping. I jeans della Fornarina che costano un botto, la cintura D&G che ha visto in centro, i sandali. Del resto, chi sei se non ti vesti da figa.

Non è male nemmeno in modo in cui la guardano certi ragazzini di prima, imbranati e adoranti. Poveri arrapati. Ha calcolato da subito i rischi: potevano prenderla in giro, sputtanarla, magari con frasi pesanti di irrisione e disprezzo alle sue spalle o all'uscita di scuola, ma con lei stanno abbassati: ha il passo sicuro, il look giusto, lo sguardo leggermente annoiato e un po' aggressivo: uguale alle tipe della tv. Ancora qualche anno e in tivù ci sarà lei, perché sa quello che vuole e ci sa fare.


Una bambina è chiusa nei bagni dell'ospedale.
C'è un odore di disinfettante e medicinale, brutto, che mette tristezza e lei ha addosso una camicia da notte un po' lisa, di jersey leggero. Si è chiusa in bagno per stare un po' da sola. Là in camera le donne degli altri letti la guardano strano.

Lei ha dodici anni mentre le altre sono tutte molto più grandi, adulte. Sono gentili con lei, anche le infermiere, ma si sente sempre osservata e i loro discorsi non li segue troppo. Anche perché con l'italiano fa abbastanza fatica: è arrivata in Italia un anno fa e non è che sia uscita molto di casa. Quello che ha imparato l'ha imparato dalla tivù.

Adesso ha bisogno di pensare, un momento, di capire cosa succede. Vorrebbe che ci fosse qui sua madre o una delle sue sorelle. Le mancano tanto, si ricorda di quando giocavano insieme o cantavano le canzoni della radio, prima che venisse in Italia.

Si muove goffamente, fa fatica a sedersi sulla tazza e non ce la fa a poggiare i gomiti sulle ginocchia, per via del pancione. Le hanno spiegato che avrà un bambino. Ma questa idea le gira veloce nella testa e non si ferma da nessuna parte.

Un figlio! Il perchè non l'ha capito, come è successo. Dev'essere per le scopate con suo marito, forse, che è l'unica cosa diversa che fa adesso, perché i servizi di casa li faceva pure a casa sua, in Serbia. Anche se qua è più dura, ci sono un sacco di persone da badare, con tutti i fratelli di suo marito e i suoceri, da badare ed obbedire.

Si dice scopare, glielo ha insegnato lui. Non le fa neppure più male, adesso, pure se non le piace. Prima aveva paura, ma non di avere figli, paura così, di suo marito, di stare nuda, che la toccasse, del male. Ma non lo sapeva che poteva fare dei figli così. E adesso? Pensa che le farà male: di notte c'è sempre qualche donna che urla nelle altre stanze, lei pensa che urlerà pure lei.
Essere donna vuole ancora dire essere vittima, abusata, plagiata. Essere bambina vuol dire tutto questo senza nemmeno la possibilità di capire. Ogni società, ogni cultura inventa nuovi e raffinati modi di rendere tremenda la vita di una bambina. Ho letto queste due storie a pochi giorni di distanza, e mi ha soffocato una rabbia scoraggiata, per la vita di entrambe.


nelle foto:
Maddison Gabriel, 12 anni, australiana, modella
Nojoud Muhammed Nasser, 8 anni, yemenita, sposa-bambina, ha chiesto il divorzio.


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11 commenti:

Martina Buckley ha detto...

Viviana, questo post mi ha fatto venire la pelle d'oca... queste storie sono vere eppure mille anni luci lontani dai nostri vissuti. Ma la cosa più raccapricciante è l'indifferenza generale.
Con amarezza.

viviana ha detto...

sì, anche in me prevale l'amarezza. In qualche modo il corpo delle donne è sempre il luogo dove si incidono come le ferite tutte le ottusità e le violenze del presente. Leggendo la cronaca 'nera' è drammaticamente evidente. Le bambine sono doppiamente vulnerabili.

Lario3 ha detto...

Wow, stupendo post.

Grazie mille per il bel commento, CIAO!!! :-D

annì ha detto...

io non ho parole per queste due storie. O meglio, le avrei, ma non sarebbero belle. E tu in questo post ne hai usate alcune che suonano davvero perfette.



(ti saluta zia :P)

Audrey ha detto...

Ho sempre pensato che "nascere donna" fosse un privilegio, un dono.
Mi è sempre piaciuto "essere donna", percepire le cose al femminile, gestirle al femminile e giudicarle al femminile.
Ma oggi non sono più sicura di tutto questo.
Ed è triste.
Un caro salutoe complimenti davvero per il post,
Audrey

viviana ha detto...

è proprio lì che mi ha fatto più male: il piacere di essere donna e pensare e sentire da donna è anche una conquista, la fine di un percorso, guardo sempre le bambine con trepidazione ma anche partecipazione perché so quanto sarà difficile, ma anche che cosa preziosa hanno nel cuore. E ora, loro e le altre, come potranno mettere insieme i pezzi?

viviana ha detto...

@annì
è questo il tempo dei pensieri rossi di rabbia e delle parole brutte. Dirle se non altro ce le toglie dalla pancia e fa bene al fegato!
ps: lo so che zia ti ha insegnato a non dire le brutte parole, ma giuro che non glielo dico ^__^

luposelvatico ha detto...

Il processo di mercificazione della persona colpisce maggiormente, e da sempre, le donne. Come uomo che detesta il maschilismo già a partire dal linguaggio, e come padre di una ragazza di 17 anni che letteralmente adoro, queste due storie mi sgomentano. Ma la prima mi fa anche incazzare, ed allora provoco: la dodicenne di Treviso non meriterebbe forse un master in economia, invece dello psicologo, per aver applicato alla perfezione i valori di merda dominanti, evidentemente condivisi anche dalla famiglia?
In quanto padre che cerca di praticare e trasmettere ai figli valori di onestà e solidarietà (e per fortuna li vede percepiti e accolti), e che viene sbeffeggiato e svillaneggiato ogni santo giorno dalla pubblicità, da chi governa, da chi sorride furbetto pensando che sono scemo e ingenuo, vorrei diventare per un attimo il Dio di Gaber, feroce e spietato, e spazzar via gli ipocriti, i sepolcri imbiancati, i miserabili...che è la feccia della società da cui nascono storie come queste.

luposelvatico ha detto...

Ooops, ho fatto casino: ho letto il post quando l'hai scritto e l'ho commentato a posteriori, ed intanto nella mia mente la storia della modella e della ragazzina di Treviso che vendeva le sue foto per comprare vestiti griffati mi si sono sovrapposte nella mente, generando il commento un po' da Alzheimer di cui sopra...:-(((chiedo scusa, ma i concetti che volevo esprimere restano quelli:-)

viviana ha detto...

il tuo commento era assolutamente 'in tema' (purtroppo!)... evidentemente manifestare è un bell'antidoto per l'Alzheimer ;->

E' innegabile che - a me per prima - mentre viene da dare una solidarietà assoluta e dal cuore ad una sposa bambina - una ragazzina come quella di Treviso ci suscita sentimenti molto più complessi e a primo acchito ti sembra solo diosa come il sistema di valori che l'ha generata. Ho dovuto cercare dentro di me la serenità per vedere in lei la vittima. Perché è una bambina e tale resta, non riesco ad essere così comprensiva con i genitori. Come si arriva a questo punto senza correre prima ai ripari? Quanto ha assorbito a casa di questa delirante adorazione per la merce (e la merce-sé-stessa?). Certo è che essere genitori è tosto, e c'è solo da essere orgogliosi quando si riesce a trasmettere valori e idee ai figli, checché ne pensino i 'furbetti' ^__^

patrizia az ha detto...

un asilo comune, per la bimba che si vende e per la bimba che è stata venduta. un mondo che si mischi per tirare fuori il meglio, non per esportare coca cola o per importare il medio evo. civiltà opposte dove le donne avrebbero da insegnarsi tanto a vicenda, quello che noi abbiamo perduto, quello che loro non hanno avuto. civiltà che si scontrano per soldi. sveglia donne della terra, sveglia, tocca a noi insegnare alle nostre figlie e al resto del mondo, ed è ora che lo facciamo davvero