martedì 3 giugno 2008

Dietrologia


Dietrologia, parola ambigua e molto italiana. L'abbiamo inventata noi, negli anni Settanta, anni in cui era un esercizio irresistibile di fronte a stragi, depistaggi, proiettili 'vaganti' nelle manifestazioni..., addirittura indispensabile. Ma il termine in verità è stato usato in senso spregiativo, per lo più ("non fare della dietrologia", "ma questa è dietrologia!"), buono per tappare la bocca a tante denunce e liquidare tante analisi.
die|tro|lo|gì|a (s.f., comune)
ricerca, talvolta esasperata, dei fatti occulti che starebbero dietro a un evento o di quanto si nasconderebbe dietro le azioni e le parole altrui (De Mauro dixit!)
Starebbero, dice: insomma che questi fatti occulti in effetti ci siano è una illazione, un'ipotesi nel migliore dei casi, tutta da verificare e già contraddetta da quel "talvolta esasperata". Insomma sarebbe un'abitudine un po' paranoica, il riflesso condizionato di pensare che dietro ogni gesto innocente, ogni discorso in buona fede ci sia uno scopo recondito, un secondo fine, un'altra verità. Anzi a dar retta agli inglesi (dietrology: obsessive search for a hidden agenda) addirittura un piano, una strategia.

Wikipedia poi taglia la testa al toro: provate a digitare "dietrologia" nel suo motore di ricerca interno e verrete rediretti alla pagina "teoria del complotto". Paranoia pura. Più chiaro di così...

E questa abitudine malignetta si eserciterebbe soprattutto nella vita pubblica, a dar retta al Wiktionary, che puntualizza che la parola dietrologia (e ciò che indica) si trova nel linguaggio utilizzato soprattutto dai giornalisti", quindi si esercita soprattutto su fatti pubblici.

L'etimologia è facile, non c'è neppure bisogno di aver studiato latino e greco: "dietro-" + "-logia", lo studio di quello che sta dietro. Sempre che dietro ci sia qualcosa.

Eppure resto convinta che non sia una parola cattiva, molto bistrattata, questo sì.

Questa parola, così squisitamente italica, me l'ha riportata alla mente Audry, che commentava - guarda un po' - la 'confessione' del capo-branco del raid al Pigneto. Ed è rimasta lì, in un angolino del cervello, discretamente presente mentre spulciavo le news. Come quei cani che a volte incroci per strada e non serve neppure che tu gli faccia una carezza, basta che il vostro sguardo si incroci ed è fatta, comincia a seguirti, un po' a distanza (sai mai, con gli umani e la loro abitudine di tirare calci) ma ti segue.

Mi ero anche dimenticata della sua presenza, così discreta, quando sono inciampata in una notiziola, grazie al sempre ottimo Weblogin:
Il Tribunale civile di Roma ha rigettato la richiesta di Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno, che aveva citato in giudizio i consiglieri Rai Nino Rizzo Nervo e Sandro Curzi, per averlo diffamato. I fatti risalgono al 2005, quando - in una intervista a La Stampa - Sandro Curzi aveva dichiarato: «E' stato un complotto, un' azione sistematica di sabotaggio per far saltare "Affari tuoi"». Un complotto il cui «mandante è Silvio Berlusconi», con l' aiuto di Del Noce; aggiungendo poi che anche nel passaggio di Bonolis dalla Rai a Mediaset c'era lo zampino di Del Noce, nell'intento ancora una volta di favorire Mediaset. (la notizia per esteso è su Cani Sciolti)

"Dietrologia!", non è che l'ho pensato: ho proprio visto la parola, con tanto di punto esclamativo, in un bel Times New Roman grassetto.

Certo, pensare che il direttore della rete ammiraglia della tv di Stato, mentre apparentemente difende il servizio pubblico e lavora quindi per tutti noi (cittadini nonché abbonati...), in realtà sta favorendo la concorrenza, è proprio un esempio di dietrologia della più bell'acqua... bisogna proprio voler pensar male. Soprattutto perché non si trattava solo della concorrenza in senso televisivo, commerciale: qui si trattava delle tv di proprietà del leader di un partito politico, Forza Italia, nonché di un'intera alleanza politica (la Casa delle Libertà) che guarda-un-pò all'epoca erano al governo.
Dietrologia pura.

Che poi anche dire che le reti Mediaset sono di proprietà - all'atto pratico - di Berlusconi, pure questa è dietrologia, perché in realtà il Silvio detiene meno della metà delle azioni della società, quindi poveretto non decide mica lui!
Insomma dietrologia nella dietrologia, dietrologia al quadrato, metadietrologia!

Eppure. Eppure, ci informa il giudice, i due consiglieri Rai non solo «sono legittimati ad esprimere opinioni personali anche in toni accesi, per l'ambito in cui ci si muove e per l'importanza degli interessi coinvolti», ma oltre tutto hanno espresso una critica che «muove da fatti e comportamenti veri e documentati». Insomma quelli nei confronti di Del Noce non sono «attacchi gratuiti e personali, ma un legittimo esercizio del diritto di critica espressa nel rispetto della continenza anche formale».
Fatti veri e documentati, nientemeno.

Il questi giorni è uscito un bellissimo film, che racconta un pezzo della nostra storia (e un apologo sul potere) attraverso una delle figure più discusse e discutibili e ahimé più inossidabili della nostra scena politica. Che il film sia Il Divo e il personaggio Giulio Andreotti ormai lo sanno anche i sassi (grazie soprattutto al meritatissimo premio di Cannes); ma forse non tutti ricordano, soprattutto i più giovani, una massima del suddetto Andreotti Giulio: "A pensar male del prossimo si fa peccato, ma si indovina".

Mi sa che nel prossimo futuro dovremo peccare assai.

ps. Sorrentino e Servillo, grazie di esistere

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